Il bite può peggiorare il serramento dentale?

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Il bite è uno dei dispositivi più conosciuti quando si parla di bruxismo, tensioni mandibolari e disturbi che interessano l’articolazione temporo-mandibolare. Proprio per questo, chi soffre di serramento dentale può pensare che utilizzare un bite sia sempre la soluzione più indicata per proteggere i denti e ridurre le conseguenze legate all’eccessiva contrazione dei muscoli della mandibola.

In realtà, la relazione tra bite e serramento dentale è più complessa. Il bite non è un dispositivo universale e, soprattutto, non tutti i bite sono uguali. Forma, spessore, materiale, contatti dentali e modalità di utilizzo possono essere differenti in funzione delle caratteristiche e delle necessità del paziente.
In alcuni casi, inoltre, una persona che utilizza un bite può avere la sensazione di stringere i denti più frequentemente o con maggiore intensità. Questo non significa necessariamente che il bite sia la causa del problema, ma rende importante comprendere perché si verifica il serramento e verificare che il dispositivo utilizzato sia realmente adeguato alla situazione clinica.

 

Che cos’è il bite dentale?

Il bite dentale è un dispositivo che viene posizionato generalmente sull’arcata superiore o inferiore e che crea una superficie di contatto tra le due arcate dentarie. A seconda della sua funzione e delle caratteristiche con cui viene progettato, può essere utilizzato nell’ambito della gestione di differenti problematiche dell’apparato stomatognatico.

Quando si parla genericamente di bite, infatti, si rischia di considerare come equivalenti dispositivi che possono avere caratteristiche e finalità molto diverse. Esistono bite realizzati su misura dal professionista sulla base della situazione del singolo paziente, così come dispositivi standardizzati o automodellanti acquistabili senza una progettazione odontoiatrica individuale.

Questa distinzione è importante soprattutto in presenza di serramento dei denti, bruxismo, dolore mandibolare o disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare. Un dispositivo inserito tra le arcate modifica, infatti, il modo in cui i denti entrano in contatto e può influenzare la risposta del sistema neuromuscolare.
Per questo motivo, la scelta di un bite non dovrebbe basarsi esclusivamente sulla presenza di un sintomo. Prima di realizzare un dispositivo è opportuno valutare il paziente nel suo complesso, analizzando la funzione mandibolare, i rapporti tra le arcate dentarie, l’attività muscolare e gli eventuali sintomi associati.

In un percorso di riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale, l’attenzione non viene quindi rivolta soltanto ai denti, ma anche all’equilibrio funzionale dell’apparato masticatorio e alle strutture muscolari e nervose coinvolte. Il bite può avere, a seconda delle indicazioni, anche una funzione di protezione delle superfici dentali dalle conseguenze di un’attività parafunzionale. È però importante distinguere questa funzione dalla capacità di eliminare direttamente il comportamento che porta il paziente a stringere i denti.
Indossare un bite, in altre parole, non significa necessariamente smettere di serrare.

 

Che cosa si intende con il termine serramento dentale?

Con serramento dentale si indica la tendenza a mantenere i denti stretti tra loro esercitando una pressione che non è legata alle normali funzioni della masticazione o della deglutizione.
Serramento e Digrignamento sono dinamiche conosciute anche con il termine generico di Bruxismo, ma indicano modalità parafunzionali diverse e portano spesso a diverse conseguenze.
Infatti, mentre nel digrignamento si generano movimenti continui della mandibola che portano allo sfregamento dei denti e alla loro usura, nel serramento la mandibola è per lo più ferma e i denti rimangono stretti tra loro grazie alla forza dei muscoli in forte contrazione.
Questa dinamica non solo è dannosa per la bocca ma genera tensioni e cambiamenti posturali anche alle strutture vicine, come ad esempio il tratto cervicale della colonna vertebrale.
Le conseguenze sono sicuramente il dolore e la tensione muscolare, ma possono comparire anche sintomi legati al sovraccarico delle articolazioni temporo mandibolari (ATM), ad es. click, dolore e limitazioni del movimento. Nei casi più gravi le forze sviluppate nel serramento possono provocare la frattura dentale.

Nonostante il serramento sia una dinamica che coinvolge la bocca, la sua origine risiede  nel sistema nervoso centrale e spesso è riconducibile a condizioni di stress.

Per tale ragione l’approccio terapeutico corretto è sicuramente rivolto al rilassamento  psico emotivo e al riequilibrio neurovegetativo del paziente.  L’obiettivo è ridurre l’iperattività del sistema nervoso centrale aiutandolo ad avere dinamiche funzionali più armoniose. I percorsi terapeutici sono vari, dalla meditazione, alla mindfulness, all’approccio psico emotico fino ai percorsi di neuromodulazione centrale.

Da un punto di vista odointoiatrico, inoltre,  in  caso di serramento è molto diffuso l’uso di bite dentali, in genere prescritti con l’obiettivo di proteggere i denti e di favorire il rilassamento dei muscoli.

 

Il bite può peggiorare il serramento dentale?

Una delle domande più frequenti tra le persone che utilizzano questo dispositivo è proprio: il bite può peggiorare il serramento dentale?

La risposta richiede alcune precisazioni. Il bite non dovrebbe essere considerato automaticamente né la causa né la soluzione del serramento. Il suo effetto dipende dal tipo di dispositivo, dalle ragioni per cui è stato prescritto, dalla situazione funzionale del paziente e dalla risposta individuale.

Può accadere che una persona, dopo aver iniziato a utilizzare un bite, percepisca una maggiore necessità di stringere i denti oppure abbia l’impressione di esercitare più pressione sul dispositivo.  Ciò accade perché in alcuni soggetti il bite viene percepito inconsciamente come una invasione, uno elemento fastidioso ed estraneo che finisce per attivare ulteriormente il sistema nervoso centrale, aggravando il serramento e la tensione muscolare.
Questa circostanza è molto frequente se il bite non è perfettamente individualizzato, cioè costruito in modo da integrarsi perfettamente con denti, muscoli e articolazioni del paziente. In questi casi l’intera bocca si deve sforzare per adattarsi, (“abituarsi”) al bite e questo genera affaticamento per i muscoli e le articolazioni ma anche stress per il sistema nervoso centrale,  che risponde con un aggravamento del serramento.

In altri casi però si può avere un peggioramento del serramento anche se il bite è corretto ed individualizzato. Ciò accade quando il sistema nervoso centrale è così iperattivato da leggere come elemento stressante qualsiasi tipo di sollecitazione che altera gli schemi occlusali .
In questi pazienti nella gestione del serramento trovano indicazione percorsi alternativi al bite, come l’uso di piccoli apparecchietti di neuromodulazione .

 

L’importanza della valutazione gnatologica in caso di serramento e uso di bite dentale

Quando il serramento dentale è frequente, provoca dolore o si accompagna a tensioni muscolari e disturbi mandibolari, può essere indicata una valutazione gnatologica.
Lo gnatologo studia il funzionamento dell’apparato stomatognatico, considerando le relazioni tra denti, mandibola, articolazioni temporo-mandibolari e muscoli coinvolti nei movimenti mandibolari. L’obiettivo non è semplicemente stabilire se utilizzare o meno un bite, ma comprendere le caratteristiche del problema e individuare il percorso più appropriato per il singolo paziente.

In un approccio di riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale, la valutazione del paziente oltre a tener conto delle componenti muscolari e articolari, si concentra sulle dinamiche neurologiche sia periferiche (della bocca) che centrali.
L’obiettivo terapeutico non è solo proteggere i denti ma è quello di creare nuovi circuiti funzionali in grado di ridurre sia l’affaticamento delle strutture della bocca , sia quello del sistema nervoso centrale iperattivato.

Il bite per il serramento dentale deve quindi essere considerato, quando indicato, come uno strumento inserito all’interno di una valutazione più ampia e non come una soluzione standard adatta indistintamente a chiunque stringa i denti.

Infatti, è necessario individuare il percorso di cura giusto per ogni singolo paziente. Questo percorso non sempre prevede l’uso del bite, ma spesso si utilizzano terapie di neuromodulazione centrale, percorsi cioè che hanno come obiettivo smantellare le cause del serramento portando di conseguenza al rilassamento muscolare.

Infine, particolare attenzione deve essere prestata anche ai dispositivi standard o automodellanti utilizzati autonomamente. In presenza di un serramento dentale persistente, affidarsi a una soluzione generica senza conoscere l’origine dei sintomi può significare intervenire solamente sulla conseguenza del problema senza averne valutato adeguatamente le caratteristiche.

 

 

In conclusione, il bite può peggiorare il serramento dentale? In alcuni pazienti può essere percepito un aumento del serramento o possono comparire sintomi che richiedono una rivalutazione, ma non è corretto concludere automaticamente che sia il bite a provocare il problema. È necessario analizzare il tipo di dispositivo, la sua indicazione, le modalità di utilizzo e soprattutto la risposta neuromuscolare individuale.

Se mentre si utilizza un bite si continua a stringere i denti, oppure si avvertono maggiore tensione, affaticamento o dolore mandibolare, è opportuno effettuare un controllo gnatologico neuro mio fasciale. Una valutazione individuale permette di comprendere se il dispositivo sta svolgendo correttamente la propria funzione e se il percorso intrapreso è adeguato alle caratteristiche del serramento dentale del paziente.

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La Dott.ssa Paola Miglietta e l’equipe dello studio Miglietta sono pronti ad aiutarti e seguirti nel percorso di cura.