Cause dell’acufene: quando la bocca è parte del problema

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L’acufene è un disturbo molto frequente e spesso difficile da interpretare. In molti casi il primo pensiero va all’orecchio, ed è corretto che la valutazione iniziale coinvolga l’apparato uditivo. Tuttavia, non sempre le cause dell’acufene dipendono esclusivamente dall’orecchio.
Esistono situazioni in cui il disturbo può essere influenzato anche da altri sistemi del corpo, in particolare dalla mandibola, dall’articolazione temporo-mandibolare, dai muscoli del viso, del collo e dalla postura. In questi casi si parla spesso di una componente somatosensoriale dell’acufene, cioè di un disturbo in cui le informazioni provenienti da muscoli, articolazioni e tessuti possono interferire con la percezione del suono.
Si riconosce una possibile associazione tra acufene e disturbi temporo-mandibolari, soprattutto quando sono presenti dolore mandibolare, tensione muscolare, bruxismo, serramento dei denti o problemi cervicali.

Per questo motivo, quando si parla di cause dell’acufene, è importante avere una visione ampia e multidisciplinare. L’obiettivo non è attribuire automaticamente ogni acufene alla bocca, ma capire se la bocca, la mandibola e l’equilibrio neuro mio fasciale possano essere parte del problema.

 

Cosa è l’acufene? 

L’acufene, chiamato anche tinnito, è la percezione di un suono in assenza di una reale sorgente sonora esterna. La persona sente un rumore che non proviene dall’ambiente circostante, ma che viene percepito internamente. Può interessare un solo orecchio, entrambe le orecchie oppure essere avvertito “nella testa”. La sua intensità può variare durante la giornata e può diventare più evidente nei momenti di silenzio, di stanchezza, di stress o prima di dormire. 

Un aspetto importante è che l’acufene può avere un andamento variabile. Alcuni pazienti notano che il fischio aumenta quando serrano i denti, aprono molto la bocca, masticano, sbadigliano, muovono il collo o assumono determinate posture. Questo dato clinico è molto interessante, perché può suggerire un coinvolgimento del sistema muscolo-scheletrico e dell’articolazione temporo-mandibolare.

 

Quali sono le cause principali dell’acufene?

Le cause dell’acufene possono essere numerose e, in molti casi, più fattori possono coesistere nello stesso paziente. Per questo motivo è importante evitare diagnosi semplicistiche e procedere con una valutazione accurata. 

Una delle cause più conosciute è l’esposizione a rumori intensi. Lavorare in ambienti rumorosi, ascoltare musica ad alto volume per lunghi periodi o subire un trauma acustico può danneggiare le strutture dell’orecchio interno e favorire la comparsa di acufeni.

Altre cause possono riguardare direttamente l’orecchio. Un tappo di cerume, un’otite, alcune patologie dell’orecchio interno o condizioni come la malattia di Ménière possono accompagnarsi alla comparsa di ronzii o fischi. In questi casi la valutazione otorinolaringoiatrica è fondamentale per individuare eventuali cause locali e definire il percorso più corretto. 

Lo stress, l’ansia, la qualità del sonno e la tensione muscolare possono influenzare la percezione dell’acufene. Non significa che il disturbo sia “solo psicologico”, ma che il sistema nervoso, quando è sotto pressione, può amplificare la percezione di sintomi già presenti. Molti pazienti riferiscono infatti un peggioramento del ronzio nei periodi di forte carico emotivo o fisico.

Tra le possibili cause o concause dell’acufene rientrano anche i disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, le contratture muscolari e le problematiche cervicali. Questo non significa che ogni acufene dipenda dalla mandibola, ma che in presenza di sintomi specifici è corretto considerare anche una valutazione gnatologica.

 

Perché la bocca è parte del problema? 

La bocca non è un sistema isolato. Denti, mandibola, articolazione temporo-mandibolare, muscoli masticatori, lingua, collo e postura lavorano insieme in un equilibrio complesso. Quando questo equilibrio si altera, possono comparire sintomi non solo a livello dentale, ma anche muscolare, articolare, cervicale e, in alcuni casi, auricolare.

L’articolazione temporo-mandibolare, spesso indicata con la sigla ATM, si trova molto vicino all’orecchio. È l’articolazione che permette alla mandibola di aprirsi, chiudersi, avanzare e muoversi lateralmente. Quando l’ATM non funziona correttamente, oppure quando i muscoli masticatori sono sovraccaricati, la persona può avvertire dolore alla mandibola, click articolari, difficoltà ad aprire la bocca, tensione al viso, mal di testa, cervicalgia, senso di orecchio ovattato o acufene.

Una delle situazioni più frequenti è il serramento dentale. Molte persone stringono i denti durante il giorno senza accorgersene, soprattutto nei momenti di concentrazione o stress. Altre digrignano i denti durante la notte, condizione conosciuta come bruxismo. Questo sovraccarico può aumentare la tensione dei muscoli masticatori e cervicali, alterare la posizione mandibolare e creare uno stato di irritazione funzionale che può riflettersi anche sulla percezione dell’acufene.

La relazione tra bocca e acufene può essere spiegata anche attraverso il sistema nervoso. Le informazioni provenienti dalla mandibola, dai muscoli del viso e dal collo viaggiano attraverso vie nervose che possono interagire con i centri coinvolti nell’elaborazione dei suoni. Alcuni studi sul cosiddetto acufene somatosensoriale descrivono proprio la possibilità che stimoli provenienti dall’area cervicale e temporo-mandibolare possano modulare l’intensità o la percezione dell’acufene.

Un segnale da non sottovalutare è la variazione dell’acufene durante i movimenti. Se il fischio cambia quando si stringono i denti, si sposta la mandibola, si apre la bocca, si mastica, si ruota il collo o si premono alcuni punti muscolari, può esserci una componente muscolo-fasciale da approfondire. In questi casi la bocca può non essere l’unica causa, ma può rappresentare una parte importante del problema.

Nel contesto della riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale, l’attenzione non si concentra soltanto sul dente o sull’occlusione, ma sull’intero sistema funzionale. Si valuta come la mandibola si muove, come i muscoli lavorano, se esistono compensi posturali, se il paziente serra i denti, se sono presenti dolori facciali, mal di testa, tensioni cervicali o difficoltà nella masticazione. Questo approccio permette di interpretare il sintomo in modo più ampio e di costruire un percorso personalizzato.

 

A chi ci si deve rivolgere in questo caso? 

Quando compare un acufene, il primo riferimento è solitamente il medico e, in particolare, lo specialista otorinolaringoiatra. La valutazione dell’orecchio e dell’udito è fondamentale per escludere o individuare cause otologiche, infiammatorie, neurologiche o vascolari che richiedono un trattamento specifico. In presenza di acufene improvviso, perdita improvvisa dell’udito, vertigini importanti, dolore intenso, sintomi neurologici o acufene pulsante, è importante rivolgersi tempestivamente a un medico.

Se però l’acufene è accompagnato da dolore mandibolare, click dell’articolazione temporo-mandibolare, bruxismo, serramento, mal di testa, tensione cervicale, difficoltà ad aprire la bocca o sensazione di orecchio pieno senza una causa otologica chiara, può essere utile affiancare alla valutazione medica anche una visita gnatologica.

Lo gnatologo è il professionista che si occupa dell’equilibrio funzionale tra denti, mandibola, articolazioni temporo-mandibolari e muscoli masticatori. Nel caso di acufene con possibile componente mandibolare, la visita gnatologica permette di valutare l’occlusione, i movimenti mandibolari, la presenza di sovraccarichi muscolari, eventuali parafunzioni come bruxismo e serramento, oltre ai rapporti con collo, postura e catene miofasciali.

Il percorso può includere, quando indicato, una terapia con dispositivi intraorali personalizzati, esercizi mirati, rieducazione funzionale, lavoro sulla muscolatura masticatoria e collaborazione con altri professionisti, come otorinolaringoiatra, fisioterapista, osteopata, logopedista o neurologo.
L’obiettivo non è promettere una guarigione automatica dell’acufene, ma ridurre i fattori di sovraccarico che possono contribuire al sintomo e migliorare l’equilibrio del sistema mandibolare e neuro mio fasciale.

È importante sottolineare che ogni caso deve essere valutato individualmente. Due persone possono avere lo stesso sintomo, cioè il fischio all’orecchio, ma cause completamente diverse. In un paziente il problema può essere principalmente uditivo, in un altro muscolare, in un altro ancora multifattoriale. Per questo la diagnosi corretta nasce spesso dalla collaborazione tra più specialisti.

  

Le cause dell’acufene possono essere molteplici e non sempre immediate da individuare. L’orecchio deve sempre essere valutato con attenzione, ma in presenza di sintomi mandibolari, tensioni muscolari, bruxismo, cervicalgia o variazioni del rumore durante i movimenti della bocca e del collo, anche la bocca può essere parte del problema.
La gnatologia, soprattutto quando integrata con una visione neuro mio fasciale, permette di osservare il paziente nella sua globalità e di comprendere se mandibola, occlusione, muscoli e postura stanno contribuendo al disturbo. Non si tratta di sostituire la valutazione otorinolaringoiatrica, ma di completarla quando il quadro clinico lo suggerisce.
Se soffri di acufene e hai anche dolore alla mandibola, click articolari, serramento dei denti, bruxismo, mal di testa o tensione cervicale, una visita gnatologica può aiutarti a capire se esiste una componente funzionale da trattare. Individuare correttamente l’origine del problema è il primo passo per costruire un percorso mirato e migliorare la qualità della vita.

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La Dott.ssa Paola Miglietta e lequipe dello studio Miglietta sono pronti ad aiutarti e seguirti nel percorso di cura.

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