L’acufene, comunemente descritto come un fischio, ronzio o rumore percepito nelle orecchie in assenza di una sorgente sonora esterna, è una condizione che può influire in modo significativo sulla qualità della vita. Chi ne soffre spesso cerca risposte concrete e, soprattutto, soluzioni efficaci. Ma davvero si può curare l’acufene?
In questo articolo approfondiamo in modo chiaro e completo che cos’è l’acufene, quando è curabile, quali sono le principali strategie terapeutiche e perché un approccio multidisciplinare – che coinvolge audiologo, gnatologo e psicoterapeuta – rappresenta oggi una delle strade più efficaci. Verrà inoltre approfondito il ruolo innovativo della terapia bimodale dell’acufene.
L’acufene è una percezione sonora soggettiva che si manifesta senza uno stimolo acustico esterno. Può essere percepito come un fischio acuto, un ronzio, un sibilo o un suono pulsante. Questa condizione può interessare un solo orecchio o entrambi e può essere intermittente oppure costante.
Dal punto di vista clinico, l’acufene non è una malattia in sé, ma un sintomo che può essere collegato a diverse condizioni che coinvolgono contemporaneamente il sistema uditivo e altri centri esterni ad esso connessi in modo diretto o indiretto.
A prescindere dalle cause che lo hanno originato, la percezione dell’acufene, così come la sua intensità e la sua cronicizzazione sono altamente influenzati dal sistema nervoso centrale.
In ambito gnatologico, è particolarmente rilevante il legame tra acufene e disfunzioni del sistema cranio-cervico-mandibolare.
Una delle domande più frequenti è se l’acufene sia curabile. Molto spesso la risposta che il paziente si sente dire è che non esistono cure per l’acufene.
Innanzi tutto, va detto che gli acufeni sotto tutti diversi tra loro. In ogni paziente l’acufene nasce da una specifica combinazione di cause e fattori favorenti e aggravanti, oltre che da uno schema individuale di elaborazione e modulazione degli stimoli sensoriali da parte del sistema nervoso centrale.
Questa estrema individualità del sintomo porta a due conseguenze.
La prima è che non esiste una unica cura dell’acufene valida per tutti, ma esistono percorsi terapeutici individualizzati, differenti da un paziente e l’altro e finalizzati alla gestione di tutti i fattori che influenzano l’acufene.
La seconda conseguenza è che a seconda delle cause, non sempre è possibile eliminare l’acufene, cancellarlo dalla via dell’udito, ma invece è possibile ridurne o eliminarne la percezione ed il disagio ad essa associato.
Il trattamento degli acufeni varia in base alla causa e alle caratteristiche del paziente. Non esiste una terapia universale valida per tutti, ma esistono diverse strategie che, se integrate correttamente, possono portare a risultati concreti.
L’approccio clinico migliore è un approccio terapeutico multidisciplinare altamente individualizzato. Vuol dire fare una diagnosi accurata dell’acufene del paziente, delle cause e dei fattori aggravanti e cronicizzanti e progettare e mettere in atto un percorso terapeutico che lavori su tutti questi fattori.
Infine, in alcuni casi, possono essere indicati trattamenti farmacologici di supporto, soprattutto quando l’acufene è associato a stati ansiosi importanti.
L’acufene è una condizione complessa che raramente può essere gestita da un solo specialista. Per questo motivo, oggi si parla sempre più di approccio multidisciplinare, che coinvolge diverse figure professionali.
L’audiologo è il medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi dell’udito. Il suo ruolo è fondamentale per valutare la presenza di eventuali perdite uditive e per impostare terapie sonore mirate. Attraverso esami specifici, l’audiologo può identificare le caratteristiche dell’acufene e monitorarne l’evoluzione nel tempo.
Lo gnatologo interviene quando l’acufene è associato a disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare o a squilibri muscolari del distretto cranio-cervicale. In questi casi, il trattamento gnatologico può contribuire in modo significativo alla riduzione del sintomo. La riabilitazione neuro mio fasciale, in particolare, rappresenta un approccio avanzato che mira a ristabilire l’equilibrio funzionale dell’intero sistema cranio cervico mandibolare riducendo l’interferenza neurologica di quest’ultimo sull’udito.
Lo psicoterapeuta, infine, ha un ruolo chiave nella gestione dell’impatto emotivo dell’acufene. Vivere con un suono costante può generare ansia, irritabilità e difficoltà di concentrazione. Il supporto psicologico aiuta il paziente a sviluppare strategie efficaci per affrontare il disturbo e migliorare il benessere generale.
L’integrazione di queste competenze permette di affrontare l’acufene in modo completo, aumentando le probabilità di successo terapeutico.
Negli ultimi anni, la ricerca ha portato allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche, tra cui la terapia bimodale dell’acufene. Si tratta di un approccio innovativo che combina stimolazioni di diversa natura per agire in modo più efficace sul sistema nervoso.
La terapia bimodale si basa sull’utilizzo simultaneo di stimoli acustici e stimoli somatosensoriali, come quelli applicati a livello della lingua o di altre aree del corpo. L’obiettivo è modulare l’attività neuronale responsabile della percezione dell’acufene, favorendo una riorganizzazione dei circuiti cerebrali coinvolti.
Questo tipo di trattamento si fonda sul concetto di neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di modificarsi e adattarsi nel tempo. Stimolando contemporaneamente più canali sensoriali, è possibile “riprogrammare” la risposta del sistema nervoso, riducendo la percezione del suono.
I risultati della terapia bimodale sono promettenti, soprattutto nei pazienti con acufene cronico. Tuttavia, è importante sottolineare che si tratta di un trattamento che deve essere personalizzato e inserito all’interno di un percorso terapeutico più ampio.
Nel suo studio da qualche anno la Dott.ssa Miglietta propone un percorso individualizzato in cui la riabilitazione gnatologica è associata ad un percorso di stimolazione sonora costruita sull’esatto acufene del paziente secondo il metodo Tinnica. Questo approccio, che prevede una terapia di poche settimane, ha dimostrato avere risultati notevolmente superiori a quelli ottenuti quando il paziente si sottopone in modo separato ai percorsi terapeutici, affrontando in fasi successive la terapia gnatologica e audiologica.
Comprendere come si può curare l’acufene significa prima di tutto accettare la complessità di questa condizione. In molti casi, una risoluzione completa è possibile, soprattutto quando la causa è identificabile e trattabile. In altri, l’obiettivo diventa quello di ridurre il disturbo e migliorare la qualità della vita.
L’approccio più efficace è quello integrato, che unisce competenze diverse e mette al centro il paziente. La collaborazione tra audiologo, gnatologo e psicoterapeuta consente di affrontare l’acufene da più punti di vista, aumentando le possibilità di successo.
Infine, le nuove tecnologie e le terapie innovative, come la terapia bimodale, aprono nuove prospettive per il trattamento di questo disturbo.
Se soffri di acufene, il consiglio è di non sottovalutare il problema e di rivolgerti a professionisti specializzati. Una diagnosi accurata e un piano terapeutico personalizzato rappresentano il primo passo per ritrovare benessere e serenità.
La Dott.ssa Paola Miglietta e l’equipe dello studio Miglietta sono pronti ad aiutarti e seguirti nel percorso di cura.
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