Acufene: cosa si valuta durante una visita gnatologica?

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L’acufene è un disturbo caratterizzato dalla percezione di un suono in assenza di una sorgente sonora esterna. Può manifestarsi come un fischio all’orecchio, un ronzio, un sibilo o un rumore continuo o intermittente e può interessare un solo orecchio oppure entrambi.

Le possibili cause dell’acufene sono numerose e, proprio per questo, il suo inquadramento richiede attenzione. In alcuni casi, soprattutto quando il disturbo sembra modificarsi in relazione ai movimenti della mandibola, alla tensione muscolare o alla postura, può essere utile affiancare agli accertamenti medici una valutazione gnatologica.

La gnatologia studia infatti il funzionamento dell’apparato masticatorio e le relazioni tra denti, mandibola, articolazioni temporo-mandibolari e muscolatura. Durante una visita gnatologica è quindi possibile ricercare eventuali alterazioni funzionali che potrebbero essere associate alla comparsa o alla modulazione dell’acufene.

 

Che cos’è l’acufene

Con il termine acufene, o tinnitus, si indica la percezione di un suono che non proviene da una fonte esterna. Il paziente può descriverlo in modi differenti: per alcuni si tratta di un fischio acuto, per altri di un ronzio, un fruscio, un sibilo o una sensazione sonora più difficile da definire.
Anche la frequenza con cui compare può essere molto variabile. L’acufene può essere occasionale oppure persistente e la sua intensità può cambiare nel corso della giornata. In alcune persone viene percepito soprattutto negli ambienti silenziosi, mentre in altre può risultare fastidioso anche durante le normali attività quotidiane.

Non esiste però un’unica causa dell’acufene. Il sintomo può essere associato a diverse condizioni e richiede pertanto un corretto inquadramento diagnostico. La valutazione otorinolaringoiatrica e gli eventuali esami audiologici sono importanti per verificare la presenza di problematiche dell’orecchio o dell’apparato uditivo.
Esistono tuttavia situazioni nelle quali il fischio all’orecchio sembra essere influenzato anche da fattori esterni al sistema uditivo. Il paziente può, per esempio, accorgersi che il rumore cambia intensità stringendo i denti, muovendo la mandibola, aprendo molto la bocca oppure modificando la posizione della testa e del collo. In presenza di caratteristiche di questo tipo può essere opportuno approfondire anche la componente muscolare e articolare attraverso una visita gnatologica.

 

Quale correlazione c’è tra gnatologia e acufene?

La relazione tra gnatologia e acufene è un argomento complesso. Non significa che ogni acufene dipenda dalla mandibola o dall’occlusione dentale, né che il trattamento gnatologico rappresenti automaticamente la soluzione al problema.

La valutazione gnatologica diventa particolarmente interessante quando l’acufene presenta una possibile componente somatica, cioè quando la percezione del suono può essere modificata da movimenti o tensioni che interessano strutture diverse dall’orecchio.
L’articolazione temporo-mandibolare (ATM), che permette i movimenti della mandibola, si trova anatomicamente molto vicina all’orecchio. Il funzionamento della mandibola coinvolge inoltre un sistema articolare e muscolare complesso, nel quale possono essere presenti tensioni, compensi o alterazioni funzionali.
Un disturbo temporo-mandibolare può manifestarsi attraverso sintomi come dolore alla mandibola, difficoltà o limitazione nell’apertura della bocca, rumori articolari, affaticamento dei muscoli masticatori o sensazione di tensione nella zona del viso. In alcuni pazienti possono essere presenti contemporaneamente anche sintomi auricolari, compreso l’acufene.

Particolare attenzione viene riservata ai casi nei quali il paziente riferisce che il fischio all’orecchio cambia quando muove la mandibola, serra i denti oppure contrae determinati muscoli. Questa caratteristica può fornire allo gnatologo informazioni utili per comprendere se esista una possibile componente funzionale associata al disturbo.

La gnatologia, quindi, non si occupa degli acufeni come patologia dell’orecchio, ma può contribuire all’inquadramento del problema quando vi sono elementi che suggeriscono il coinvolgimento dell’apparato stomatognatico e del sistema neuro-mio-fasciale.

 

Come si svolge una visita gnatologica per chi soffre di fischio all’orecchio

Una visita gnatologica per acufene inizia generalmente da un’anamnesi approfondita. Il colloquio con il paziente è fondamentale perché consente di ricostruire non soltanto le caratteristiche del fischio o del ronzio percepito, ma anche l’eventuale presenza di altri disturbi.
Lo gnatologo può chiedere quando è comparso l’acufene, se interessa un solo lato o entrambi, se è costante oppure intermittente e se la sua intensità cambia durante la giornata. Particolare importanza può assumere la presenza di variazioni del sintomo durante i movimenti della mandibola o in concomitanza con periodi di maggiore tensione muscolare.

Durante il colloquio vengono inoltre considerati eventuali sintomi associati all’apparato masticatorio. Dolore o affaticamento mandibolare, difficoltà ad aprire completamente la bocca, click o altri rumori articolari, sensazione di rigidità dei muscoli del viso, cefalea e abitudini come il serramento dentale possono contribuire a delineare il quadro clinico.

Dopo questa prima fase si passa all’esame funzionale. Lo specialista osserva come si muove la mandibola durante l’apertura, la chiusura e i movimenti laterali, valutando eventuali deviazioni, limitazioni o asimmetrie. Vengono quindi esaminate le articolazioni temporo-mandibolari e la muscolatura coinvolta nella masticazione. La palpazione di specifiche aree può permettere di individuare tensioni, dolorabilità o risposte muscolari anomale.

In un approccio di riabilitazione odontoiatrica neuro-mio-fasciale, l’attenzione non viene rivolta esclusivamente al modo in cui i denti entrano in contatto. Il sistema viene osservato nel suo insieme, considerando la relazione tra funzione mandibolare, attività muscolare e adattamenti funzionali.

Quando indicato, la valutazione clinica può essere integrata da ulteriori accertamenti strumentali o diagnostici. La scelta dipende dalle caratteristiche del singolo paziente e dalle informazioni emerse durante la visita.

 

Cosa si valuta durante una visita gnatologica

Uno degli aspetti principali della visita gnatologica è la valutazione della funzione mandibolare. Lo specialista osserva il percorso compiuto dalla mandibola durante l’apertura e la chiusura della bocca e verifica se il movimento avviene in maniera regolare o se sono presenti deviazioni e limitazioni. Viene inoltre analizzata la funzionalità delle articolazioni temporo-mandibolari. La presenza di click, scrosci, dolore o difficoltà nei movimenti può indicare una condizione che necessita di essere approfondita e messa in relazione con gli altri sintomi riferiti dal paziente.

Un altro elemento importante è rappresentato dalla muscolatura. I muscoli masticatori possono essere sottoposti a sovraccarico, soprattutto in presenza di serramento dentale, bruxismo o altre abitudini parafunzionali. Lo gnatologo valuta quindi eventuali tensioni e dolorabilità e cerca di comprendere se esista una relazione temporale tra questi fenomeni e le variazioni dell’acufene.
Anche l’occlusione dentale viene presa in considerazione, ma non viene valutata isolatamente. Il contatto tra le arcate fa parte di un sistema più ampio e deve essere interpretato insieme alla funzione articolare e muscolare.

Nel paziente che riferisce acufene può essere particolarmente utile verificare la cosiddetta modulazione somatica. Durante la visita può essere chiesto di eseguire determinati movimenti della mandibola o contrazioni muscolari per verificare se il fischio o il ronzio subiscano variazioni percepibili. Un cambiamento non dimostra da solo che l’origine dell’acufene sia gnatologica, ma rappresenta un elemento clinico da interpretare insieme al resto della valutazione.

L’obiettivo della visita è quindi individuare eventuali disfunzioni dell’apparato stomatognatico che possano avere un ruolo nel quadro complessivo del paziente, senza attribuire automaticamente alla mandibola un sintomo che può avere origini differenti.

 

Acufene e disturbi temporo-mandibolari: quando rivolgersi allo gnatologo?

Chi soffre di acufene dovrebbe innanzitutto sottoporre il problema a un corretto inquadramento medico, soprattutto quando il sintomo è comparso recentemente, è persistente, interessa un solo orecchio oppure è associato ad altri disturbi uditivi.
Una valutazione gnatologica può essere presa in considerazione quando, accanto al fischio all’orecchio, sono presenti sintomi che interessano mandibola, articolazioni temporo-mandibolari o muscoli masticatori.

Può essere utile approfondire l’aspetto gnatologico, ad esempio, quando l’acufene varia muovendo la mandibola, quando si avvertono dolore o tensione nella zona mandibolare, quando sono presenti click articolari o difficoltà nell’apertura della bocca oppure quando si tende frequentemente a serrare i denti.
In queste situazioni lo scopo della visita non è semplicemente quello di stabilire se “l’acufene viene dalla mandibola”, ma comprendere se esista una componente gnatologica che possa contribuire al quadro sintomatologico.

 

L’importanza di una valutazione multidisciplinare per la cura degli acufeni

L’acufene è un sintomo complesso e può avere caratteristiche molto diverse da una persona all’altra. Per questo motivo è importante evitare interpretazioni troppo semplicistiche e ricercare, attraverso gli specialisti appropriati, le possibili cause o i fattori che possono contribuire alla sua percezione.
Quando vengono individuati segnali compatibili con un coinvolgimento dell’apparato stomatognatico, la visita gnatologica può integrare il percorso diagnostico permettendo di valutare mandibola, articolazioni temporo-mandibolari, muscolatura e funzione neuro-mio-fasciale.
L’eventuale presenza di una correlazione tra acufene e mandibola deve essere stabilita sulla base del quadro individuale e non può essere dedotta dalla sola presenza del fischio all’orecchio.
Un approccio multidisciplinare consente quindi di considerare il sintomo da prospettive differenti e di individuare, quando presenti, quei fattori funzionali sui quali è possibile intervenire con un percorso personalizzato.

Per chi soffre di acufene associato a tensione mandibolare, serramento dei denti, dolore all’articolazione temporo-mandibolare o variazioni del fischio durante i movimenti della bocca, una valutazione gnatologica può rappresentare un approfondimento utile per comprendere meglio il funzionamento dell’apparato masticatorio e il suo eventuale coinvolgimento nel disturbo.

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