Gli acufeni rappresentano un disturbo sempre più diffuso e spesso sottovalutato, capace di incidere in modo significativo sulla qualità della vita di chi ne soffre. Si manifestano come fischi, ronzii o fruscii percepiti in uno o entrambe le orecchie, anche in assenza di stimoli sonori esterni. In molti casi, chi convive con l’acufene fatica a individuarne l’origine e si trova ad affrontare un percorso diagnostico complesso e frammentato.
Negli ultimi anni, la gnatologia ha assunto un ruolo sempre più rilevante nello studio e nel trattamento degli acufeni, soprattutto quando questi sono associati a problematiche della mandibola, dell’articolazione temporo-mandibolare e del sistema muscolare e posturale.
Comprendere il rapporto tra gnatologia e acufeni è fondamentale per individuare soluzioni efficaci e personalizzate, in particolare nell’ambito della riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale.
La gnatologia è una branca specialistica dell’odontoiatria che si occupa dello studio, della diagnosi e del trattamento dei disturbi legati al sistema masticatorio. Questo sistema comprende non solo i denti, ma anche le articolazioni temporo-mandibolari (ATM), i muscoli della masticazione, la postura del cranio e del collo, nonché le connessioni neurologiche che regolano tali strutture.
L’obiettivo della gnatologia è ristabilire l’equilibrio funzionale dell’apparato stomatognatico, ovvero l’insieme di strutture che permettono funzioni essenziali come masticare, deglutire, parlare e respirare correttamente. Quando questo equilibrio viene alterato, possono comparire sintomi che non si limitano alla bocca o ai denti, ma che coinvolgono l’intero organismo.
Tra i disturbi più frequentemente trattati dalla gnatologia rientrano il bruxismo, i dolori mandibolari, i rumori articolari, le cefalee muscolo-tensive, le cervicalgie e i problemi posturali. In questo contesto, anche gli acufeni possono rappresentare una manifestazione indiretta di una disfunzione gnatologica, soprattutto quando sono accompagnati da dolore o rigidità a livello della mandibola e del collo.
Gli acufeni, noti anche come tinnitus, sono percezioni sonore anomale che si manifestano in assenza di una sorgente esterna. Possono essere descritti come fischi, ronzii, sibili, fruscii o battiti, con intensità e frequenza variabili da persona a persona. In alcuni casi il disturbo è intermittente, in altri diventa costante e persistente.
Le cause degli acufeni sono molteplici e non sempre facilmente identificabili. Possono essere legati a problematiche dell’orecchio interno, a esposizione prolungata a rumori intensi, a stress, a disturbi circolatori o neurologici. Tuttavia, una percentuale significativa di acufeni è associata a disfunzioni muscolo-scheletriche, in particolare a livello della mandibola e del rachide cervicale.
Dal punto di vista clinico, oltre ad una diagnosi audiologica è importante sempre verificare se l’acufene è favorito o aggravato da problematiche gnatologiche concomitanti.
In alcuni pazienti il coinvolgimento gnatologico può evidenziarsi con il fatto che il disturbo può varia nelle sue caratteristiche con i movimenti della mandibola, con la masticazione o con determinate posture del collo, suggerendo un coinvolgimento del sistema neuro mio fasciale del distretto cranio cervico mandibolare.
Il legame tra gnatologia e acufeni si basa sulla stretta relazione anatomica e funzionale tra l’articolazione temporo-mandibolare, l’orecchio e il sistema nervoso. L’ATM si trova in prossimità dell’orecchio medio e interno, e condivide con queste strutture innervazioni e connessioni muscolari.
Una disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare, come una malocclusione o una tensione muscolare cronica, può generare un’alterazione degli stimoli nervosi che vengono trasmessi al sistema uditivo. Questo fenomeno può tradursi nella percezione di suoni inesistenti, ovvero gli acufeni.
Inoltre, il sistema muscolare masticatorio è strettamente collegato alla muscolatura cervicale e alla postura globale. Uno squilibrio a livello mandibolare può provocare compensazioni posturali che aumentano la tensione muscolare e influenzano la circolazione sanguigna e la trasmissione nervosa nella zona cranio-cervicale. Tutto ciò può contribuire all’insorgenza o al peggioramento degli acufeni.
Numerosi studi clinici hanno evidenziato come il trattamento delle disfunzioni gnatologiche possa influenzare la percezione dell’acufene, annullandolo o riducendone l’intesità e la frequenza, soprattutto quando il disturbo uditivo è associato a dolore mandibolare, rigidità cervicale o bruxismo.
Lo specialista di riferimento per la terapia dell’acufene è l’audiologo specialista in acufenologia.
Dopo essersi rivolti a questo specialista è sempre opportuno fare una valutazione gnatologica per verificare se il distretto cranio cervico mandibolare stia influenzando la via uditiva e di conseguenza l’acufene.
Tale visita risulta essere particolarmente indicata soprattutto quando l’acufene si associa ad altri segnali che coinvolgono il sistema masticatorio o muscolo-scheletrico. In particolare, è opportuno rivolgersi a uno specialista in gnatologia quando l’acufene compare insieme a dolori alla mandibola, difficoltà di apertura o chiusura della bocca, rumori articolari o affaticamento dei muscoli facciali.
Anche la presenza di cefalee ricorrenti, dolori cervicali, rigidità del collo o una sensazione di tensione costante a livello del viso e delle spalle può indicare una possibile origine gnatologica dell’acufene. Un altro elemento da non sottovalutare è la variazione dell’intensità del rumore percepito durante la masticazione o i movimenti mandibolari.
Lo gnatalogo, grazie a una valutazione approfondita sia clinica che strumentale è in grado di individuare eventuali disfunzioni dell’apparato stomatognatico che possono contribuire al disturbo uditivo. In questi casi, l’intervento precoce può prevenire la cronicizzazione dei sintomi e migliorare significativamente la qualità della vita del paziente.
Il trattamento degli acufeni di origine gnatologica si basa su un approccio personalizzato, che tiene conto delle caratteristiche specifiche di ogni paziente. Lo gnatalogo non si limita a trattare il sintomo, ma interviene sulle cause funzionali che possono averlo generato.
La prima fase del percorso terapeutico prevede una visita gnatologica approfondita, durante la quale vengono analizzati l’occlusione dentale, i movimenti mandibolari, la funzionalità dell’articolazione temporo-mandibolare e lo stato della muscolatura masticatoria e cervicale. Spesso la valutazione viene integrata con esami strumentali e con una collaborazione interdisciplinare, ad esempio con osteopati o fisioterapisti.
Uno degli strumenti più utilizzati nella cura degli acufeni correlati alla gnatologia è il bite occlusale. Si tratta di un dispositivo personalizzato che aiuta a riequilibrare i rapporti tra le arcate dentarie, riducendo le tensioni muscolari e migliorando la posizione della mandibola.
Affinchè il bite sia efficace deve essere altamente individualizzato e costruito attraverso un monitoraggio strumentale che consenta di verificare l’effettiva efficacia sulla via uditiva.
L’uso corretto del bite , può alleviare il carico muscolare e sull’articolazione temporo-mandibolare e favorire una normalizzazione degli stimoli nervosi coinvolti nella percezione dell’acufene.
Accanto al bite, la riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale può includere esercizi specifici per il rilassamento muscolare, terapie manuali e indicazioni posturali. L’obiettivo è ristabilire un equilibrio globale tra muscoli, articolazioni e sistema nervoso, intervenendo in modo sinergico sulle diverse componenti del disturbo.
Va sottolineato che non tutti gli approcci gnatologici sono efficaci nella cura dell’acufene.
L’approccio gnatologico neuro mio fasciale risulta essere il più indicato sia perché è un approccio altamente individualizzato, sia perché si concentra sulla riabilitazione e sul monitoraggio delle connessioni nervose che legano la bocca e il tratto cervicale alla via uditiva.
In molti casi, il percorso terapeutico porta a una riduzione significativa dell’intensità degli acufeni e, talvolta, alla loro completa scomparsa soprattutto se combinato con una terapia di riabilitazione audiologica.
Il rapporto tra gnatologia e acufeni è oggi sempre più riconosciuto in ambito clinico, soprattutto quando il disturbo uditivo si associa a problematiche della mandibola e del sistema muscolo-posturale. Comprendere questa correlazione permette di ampliare le possibilità diagnostiche e terapeutiche, offrendo ai pazienti soluzioni mirate e meno invasive.
Rivolgersi a uno studio specializzato in gnatologia e riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale consente di affrontare l’acufene in modo globale, considerando non solo l’orecchio, ma l’intero equilibrio funzionale dell’organismo. Un approccio integrato e personalizzato rappresenta oggi una delle strategie più efficaci per gestire un disturbo complesso e spesso debilitante come l’acufene.
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