Bite dentale e acufene: quando il bite aiuta nella cura dell’acufene

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L’acufene è un disturbo molto diffuso e spesso sottovalutato, che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita di chi ne soffre. Si manifesta come un rumore persistente percepito all’interno dell’orecchio, in assenza di una fonte sonora esterna. Fischi, ronzii, sibili o pulsazioni possono accompagnare le giornate e le notti di molte persone, generando stress, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno.

Negli ultimi anni, la ricerca clinica ha evidenziato come, in alcuni casi, l’acufene possa essere correlato a problematiche funzionali della bocca, in particolare a disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare e dei muscoli masticatori. In questo contesto, il bite dentale può rappresentare uno strumento terapeutico utile e mirato. Comprendere quando esiste un legame tra bite dentale e acufene è fondamentale per intraprendere un percorso di cura efficace e personalizzato.

Che cos’è l’acufene?

L’acufene, noto anche come tinnitus, è la percezione di un suono che non proviene dall’ambiente esterno ma che viene avvertito come reale e continuo. Può interessare un solo orecchio oppure entrambi e può presentarsi in maniera intermittente o costante. L’intensità e la tipologia del rumore variano notevolmente da persona a persona, così come l’impatto emotivo e funzionale del disturbo.

Le cause dell’acufene sono molteplici e non sempre facilmente individuabili. In alcuni casi può essere associato a problemi dell’orecchio interno, a traumi acustici, a patologie neurologiche o a condizioni vascolari. In altri casi, tuttavia, l’acufene non ha un’origine esclusivamente otologica ma rientra in un quadro più complesso che coinvolge il sistema muscolo-scheletrico, la postura e la funzione mandibolare.
È importante sottolineare che l’acufene non è una malattia in sé, ma un sintomo. Questo significa che per affrontarlo in modo corretto è necessario individuare la causa o le concause che lo generano. Quando il disturbo è legato a tensioni muscolari, malocclusioni dentali o disfunzioni della mandibola, un approccio gnatologico può rivelarsi determinante.

Quando l’acufene dipende dalla bocca

Il legame tra acufene e bocca è spesso poco conosciuto, ma clinicamente rilevante. La mandibola è strettamente connessa all’orecchio attraverso muscoli, nervi e strutture anatomiche comuni. In particolare, l’articolazione temporo-mandibolare si trova in prossimità dell’orecchio medio e interno, e qualsiasi alterazione del suo equilibrio funzionale può influenzare le strutture circostanti.
Inoltre il funzionamento della bocca, in particolare dei muscoli masticatori e delle articolazioni temporo mandibolari influenza in modo importante il funzionamento della via dell’udito.

In presenza di una malocclusione dentale, di un serramento notturno o di bruxismo, la mandibola può assumere una posizione non fisiologica. Questo squilibrio genera una tensione anomala sui muscoli masticatori e cervicali, che a loro volta possono interferire con la percezione uditiva. In alcuni pazienti, l’acufene peggiora durante la masticazione, l’apertura della bocca o in seguito a periodi di forte stress, elementi che suggeriscono un’origine funzionale del disturbo.
Anche problematiche posturali possono contribuire al legame tra acufene e bocca. Una postura scorretta del capo e del collo può alterare la dinamica mandibolare e aumentare le tensioni muscolari, creando un circolo vizioso che coinvolge mandibola, cervicale e apparato uditivo. In questi casi, l’acufene non è isolato ma si accompagna spesso a dolori mandibolari, cefalee, rigidità cervicale o click articolari.

Quando è utile il bite dentale nella cura degli acufeni

Il bite dentale è un dispositivo odontoiatrico realizzato su misura, progettato per ristabilire un corretto equilibrio tra mandibola, denti e muscoli. Non si tratta di una soluzione universale per tutti i casi di acufene, ma può essere particolarmente utile quando il disturbo è di origine gnatologica o muscolo-fasciale.

Il bite agisce riducendo le tensioni muscolari, migliorando la posizione mandibolare e favorendo una distribuzione più armonica delle forze masticatorie. In questo modo, può contribuire ad alleviare le sollecitazioni che influenzano negativamente l’udito.
Nei pazienti con acufene correlato a bruxismo o serramento dentale, l’utilizzo del bite può ridurre significativamente la sintomatologia, soprattutto se inserito all’interno di un percorso terapeutico più ampio.

È fondamentale chiarire che il bite non è un semplice “paradenti” standard, ma un presidio medico che deve essere progettato e adattato in base alle specifiche esigenze del paziente. Un bite non correttamente studiato o utilizzato senza una diagnosi accurata può risultare inefficace o addirittura peggiorare la situazione. Per questo motivo, la valutazione gnatologica riveste un ruolo centrale nella decisione di utilizzare il bite dentale per la cura degli acufeni.
I risultati non sono immediati e possono variare nel tempo. In molti casi, il miglioramento dell’acufene è graduale e si accompagna a una riduzione di altri sintomi associati, come dolori mandibolari, cefalee o tensioni cervicali. La costanza nell’utilizzo del bite e il monitoraggio clinico sono elementi essenziali per ottenere benefici duraturi.

A chi rivolgersi?

Quando si soffre di acufene persistente, il primo passo è sempre una valutazione medica per escludere cause otologiche o neurologiche. Tuttavia, se sono presenti sintomi a carico della mandibola o della postura, è consigliabile rivolgersi a uno studio di gnatologia specializzato in riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale. Questo tipo di specializzazione rappresenta un percorso elettivo per la cura degli acufeni. Lo gnatologo neuromiofasciale, esperto in acufenologia, utilizza percorsi clinici e diagnosi strumentale che consentono non solo di valutare l’impatto neurologico del distretto cranio cervico mandibolare sull’acufene, ma permettono di calibrare gli interventi in modo individualizzato verificando strumentalmente l’ieffetto sulla via dell’udito.

Lo gnatologo è il professionista che si occupa dello studio e della cura delle disfunzioni dell’apparato masticatorio, valutando il paziente in modo globale. Attraverso un’analisi approfondita della masticazione, della postura, dei muscoli e delle articolazioni, è possibile individuare eventuali correlazioni tra acufene e squilibri mandibolari. In un approccio moderno e integrato, la collaborazione con altre figure sanitarie come fisioterapisti, osteopati e otorinolaringoiatri permette di affrontare il problema in maniera completa.
Affidarsi a uno studio specializzato significa intraprendere un percorso personalizzato, basato su una diagnosi accurata e su terapie mirate. Il bite dentale, quando indicato, diventa uno strumento all’interno di una strategia più ampia di riabilitazione, finalizzata non solo alla riduzione dell’acufene, ma anche al miglioramento della funzionalità orale e del benessere generale.

Il rapporto tra bite dentale e acufene è un tema complesso ma sempre più rilevante in ambito clinico. Comprendere quando l’acufene dipende dai denti e dalle disfunzioni mandibolari consente di aprire nuove possibilità terapeutiche per chi soffre di questo disturbo. Il bite dentale, se correttamente progettato e inserito in un percorso gnatologico strutturato, può rappresentare un valido aiuto nella cura degli acufeni di origine funzionale.
Rivolgersi a un professionista esperto in riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale è la scelta migliore per affrontare l’acufene in modo consapevole e mirato, con l’obiettivo di migliorare non solo il sintomo, ma l’equilibrio complessivo dell’organismo e la qualità della vita del paziente.

Pensi di soffrire di acufene e vuoi valutare il bite dentale?

La Dott.ssa Paola Miglietta e lequipe dello studio Miglietta sono pronti ad aiutarti e seguirti nel percorso di cura.