Test acufene: cos’è il THI nella terapia dell’acufene?

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L’acufene è un disturbo che può manifestarsi in modi molto diversi da persona a persona. Proprio per questa grande variabilità, la valutazione dell’acufene non può basarsi esclusivamente sull’intensità del suono percepito.
Quando si parla di test acufene, infatti, è importante distinguere gli esami utilizzati per indagare le possibili cause del disturbo dagli strumenti che servono a comprendere quanto l’acufene influisca sulla qualità della vita del paziente.
Tra questi ultimi troviamo il Tinnitus Handicap Inventory, generalmente indicato con la sigla THI. Si tratta di un questionario utilizzato in ambito clinico per quantificare l’impatto dell’acufene sulle attività quotidiane e sul benessere della persona.

Che cos’è l’acufene? 

L’acufene, chiamato anche tinnitus, consiste nella percezione di un suono in assenza di una corrispondente sorgente sonora esterna. La persona può avvertire un fischio, un ronzio, un sibilo, un fruscio, un tintinnio oppure una sensazione sonora più complessa. Il rumore può essere continuo oppure intermittente e può interessare un solo orecchio, entrambe le orecchie oppure essere percepito più genericamente all’interno della testa.

L’acufene non rappresenta una malattia unica, ma un sintomo che può presentarsi in condizioni differenti. Molti casi sono associati ad alterazioni dell’apparato uditivo e, in particolare, a forme di perdita uditiva neurosensoriale. In altri casi è necessario valutare possibili condizioni dell’orecchio, fattori vascolari, neurologici o muscolo-scheletrici.
Anche il modo in cui l’acufene viene percepito può cambiare considerevolmente. Due persone con una sensazione sonora apparentemente simile possono vivere il problema in maniera completamente diversa.

È proprio questo uno dei motivi per cui, durante la valutazione, può essere utile affiancare agli esami per l’acufene anche questionari specifici come il THI. Valutare esclusivamente le caratteristiche acustiche del tinnitus non permette infatti di comprendere completamente quanto il sintomo stia interferendo con la quotidianità della persona.
In alcuni pazienti, inoltre, la percezione dell’acufene può modificarsi durante determinati movimenti della mandibola, del collo oppure in presenza di tensioni dell’area cranio-cervico-mandibolare. La valutazione clinica deve quindi considerare la persona nel suo insieme e individuare, quando presenti, eventuali fattori associati che possono richiedere l’intervento di professionisti differenti.

Che esami si fanno se si soffre di acufene?

Non esiste un unico test per l’acufene in grado di fornire tutte le risposte. Il percorso diagnostico viene stabilito dal professionista sulla base delle caratteristiche del sintomo, della storia clinica e degli eventuali disturbi associati.
Un primo passaggio fondamentale è rappresentato dall’anamnesi, cioè dalla raccolta delle informazioni relative all’acufene. È importante comprendere, ad esempio, quando è comparso, se interessa uno oppure entrambi gli orecchi, se è continuo o intermittente, se presenta caratteristiche pulsanti e se è associato a perdita dell’udito, vertigini, sensazione di orecchio pieno, dolore o altri sintomi. 

Alla raccolta della storia clinica segue generalmente una valutazione dell’orecchio e dell’apparato uditivo. Tra gli accertamenti più utilizzati rientra l’esame audiometrico, che permette di valutare la capacità uditiva e di individuare la presenza, il tipo e l’eventuale asimmetria di un deficit uditivo.

La valutazione può comprendere anche il distretto muscolo-scheletrico. La presenza di dolore, rumori articolari o alterazioni dell’articolazione temporo-mandibolare, per esempio, può rappresentare un elemento clinico da approfondire. In questi casi può essere indicata, all’interno di un percorso multidisciplinare, anche una valutazione gnatologica, soprattutto quando il paziente riferisce contemporaneamente serramento dei denti, bruxismo, dolore mandibolare, tensione dei muscoli masticatori o modificazioni dell’acufene durante i movimenti della mandibola. La letteratura clinica considera infatti la dolorabilità o le alterazioni dell’articolazione temporo-mandibolare tra gli elementi muscolo-scheletrici da valutare durante l’esame del paziente con tinnitus. 

Gli esami diagnostici cercano quindi di rispondere principalmente alla domanda “perché è presente l’acufene?”. Questionari come il THI affrontano invece un altro aspetto altrettanto importante: “quanto questo acufene sta condizionando la vita del paziente?”.

Che cos’è il questionario THI? 

Il THI, Tinnitus Handicap Inventory, è uno dei questionari utilizzati per valutare l’impatto soggettivo dell’acufene. È stato sviluppato come strumento di autovalutazione e comprende 25 domande relative alle difficoltà che una persona può sperimentare a causa del tinnitus. Il questionario analizza aspetti funzionali, emotivi e legati alla percezione della capacità di gestire il disturbo.

Il THI prende quindi in considerazione situazioni concrete della vita quotidiana. Le domande riguardano, tra gli altri aspetti, la capacità di concentrazione, il sonno, la stanchezza, le attività sociali, lo stato emotivo e la sensazione di controllo rispetto all’acufene.
Questo rende il questionario THI particolarmente interessante perché la gravità percepita di un acufene non coincide necessariamente con le sue caratteristiche acustiche.
Il THI permette quindi di trasformare questa esperienza soggettiva in un valore numerico che può essere utilizzato dal professionista come parte della valutazione clinica.

È però fondamentale comprendere cosa non rappresenta il THI. Non è un test che individua la causa dell’acufene, non sostituisce la visita medica o audiologica e non stabilisce da solo quale terapia sia più indicata. Deve essere considerato uno degli strumenti disponibili all’interno di una valutazione più completa e integrata anche, se necessario, con ulteriori valutazioni come quella gnatologica. 

Può inoltre essere utilizzato in momenti differenti del percorso terapeutico. Ripetere il test THI per l’acufene consente infatti di osservare nel tempo come cambia l’impatto del sintomo sulla quotidianità. Per questo motivo il questionario può avere un ruolo sia nella valutazione iniziale sia nel monitoraggio del paziente.

Come funziona il questionario THI? 

Il funzionamento del test acufene THI è relativamente semplice.
Il questionario comprende 25 affermazioni o domande alle quali il paziente può rispondere scegliendo tra “sì”, “qualche volta” e “no”. Ad ogni risposta viene attribuito un punteggio: alla risposta “sì” corrispondono 4 punti, a “qualche volta” 2 punti e a “no” 0 punti. La somma delle risposte determina un punteggio complessivo compreso tra 0 e 100.

Più alto è il risultato, maggiore è l’impatto riferito dell’acufene sulla vita della persona.
Tradizionalmente, i risultati vengono interpretati attraverso cinque fasce. Un valore compreso tra 0 e 16 indica un impatto assente o molto lieve; tra 18 e 36 un impatto lieve; tra 38 e 56 un impatto moderato; tra 58 e 76 un impatto severo; mentre un risultato tra 78 e 100 viene classificato nella scala originale come impatto “catastrofico”.
Quest’ultimo termine può apparire particolarmente forte, ma deve essere interpretato correttamente: si tratta della denominazione convenzionale utilizzata nella classificazione del questionario e non costituisce, da sola, una diagnosi psicologica o psichiatrica.
Anche il punteggio totale deve quindi essere interpretato dal professionista nel contesto della situazione clinica del singolo paziente. 

Un altro elemento importante riguarda l’utilizzo del THI durante il trattamento. La terapia dell’acufene non dovrebbe essere valutata soltanto chiedendo al paziente se il rumore sia diventato più o meno intenso. Un percorso può infatti produrre un miglioramento significativo nella qualità del sonno, nella capacità di concentrarsi o nella gestione quotidiana del tinnitus anche quando la percezione sonora non è completamente scomparsa.
Il THI nella terapia dell’acufene permette quindi di osservare proprio questi cambiamenti.
Confrontando i punteggi ottenuti in momenti differenti, il professionista può verificare se l’impatto dell’acufene sulla vita quotidiana si sta modificando e integrare questa informazione con gli altri dati clinici raccolti.

Test acufene e THI: perché è importante una valutazione completa?

Chi soffre di tinnitus cerca spesso un test per capire l’acufene e, soprattutto, una risposta alla domanda su quale possa essere la causa del problema. Il THI rappresenta uno strumento utile, ma costituisce soltanto una parte del percorso.

Un corretto inquadramento dell’acufene deve considerare le caratteristiche del sintomo, lo stato dell’apparato uditivo, gli eventuali disturbi associati e l’impatto che il tinnitus sta esercitando sulla persona.
Quando sono presenti elementi che interessano il sistema cranio-cervico-mandibolare, come dolore dell’articolazione temporo-mandibolare, bruxismo, serramento, tensioni muscolari o variazioni dell’acufene durante i movimenti della mandibola, può essere utile affiancare alla valutazione otorinolaringoiatrica e audiologica anche un approfondimento gnatologico.
Nell’ambito della riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale, l’obiettivo della valutazione gnatologica non è attribuire automaticamente l’acufene alla mandibola, ma verificare se siano presenti alterazioni funzionali, articolari e muscolari che possano avere un ruolo nel quadro complessivo del paziente.

Il questionario THI, insieme agli esami clinici e strumentali indicati per il singolo caso, può quindi contribuire a costruire un quadro più completo. Comprendere non soltanto la presenza dell’acufene, ma anche quanto questo disturbo condizioni la quotidianità, permette di impostare un percorso più personalizzato e di monitorarne nel tempo i risultati.
In presenza di un acufene persistente, improvviso, monolaterale, associato a perdita dell’udito e altri sintomi, è sempre opportuno rivolgersi a un professionista per individuare gli accertamenti più appropriati. Il test acufene THI può essere un valido strumento di valutazione, ma deve essere inserito all’interno di un percorso clinico completo e multidisciplinare.

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