Il bruxismo è un disturbo sempre più diffuso che colpisce persone di tutte le età e che spesso viene sottovalutato o diagnosticato tardivamente. Chi ne soffre tende a serrare o digrignare i denti, soprattutto durante il sonno, sviluppando nel tempo dolore mandibolare, cefalee, tensioni muscolari e problemi articolari.
Negli ultimi anni, tra le possibili soluzioni proposte, si sente parlare sempre più spesso di botox per bruxismo, presentato come un rimedio rapido ed efficace. Ma il botulino è davvero una cura sicura? Funziona sul lungo periodo o può avere effetti collaterali? E soprattutto: affronta davvero la causa del problema?
In questo articolo analizziamo che cos’è il bruxismo, a cosa serve la tossina botulinica, qual è la reale correlazione tra botox e bruxismo, le possibili controindicazioni e infine le alternative terapeutiche più sicure, con particolare attenzione all’approccio gnatologico neuro mio fasciale.
Il bruxismo è un’attività parafunzionale dell’apparato stomatognatico caratterizzata dal serramento o digrignamento involontario dei denti, che può manifestarsi sia durante il sonno (bruxismo notturno) sia durante la veglia (bruxismo diurno).
Si tratta di una condizione multifattoriale, nella quale entrano in gioco fattori neurologici, muscolari, posturali ed emotivi. Spesso il bruxismo è associato a stress, ansia, disturbi del sonno.
I sintomi più comuni includono dolore ai muscoli masticatori, rigidità mandibolare al risveglio o durante l’arco della giornata, mal di testa frequenti, usura dentale, sensibilità ai denti, disturbi cervicali e, nei casi più avanzati, dolore, rumori o blocchi dell’articolazione della mandibola.
È importante sottolineare che il bruxismo non coinvolge solo i denti ma tutte le strutture del distretto cranio cervico mandibolare in particolare muscoli, fasce connetivali ed articolazioni.
La tossina botulinica, comunemente conosciuta come botox, è una sostanza che agisce bloccando temporaneamente la trasmissione dell’impulso nervoso al muscolo, inducendo una riduzione controllata della contrazione muscolare.
In medicina estetica viene utilizzata per attenuare le rughe dinamiche, mentre in ambito medico trova applicazione nel trattamento di diverse patologie, come distonie muscolari, spasticità, emicrania cronica e iperidrosi.
Nel contesto del bruxismo, il botulino viene iniettato principalmente nei muscoli Masseteri e Temporali, con l’obiettivo di ridurre la forza del serramento mandibolare. In questo modo si cerca di diminuire il dolore muscolare e limitare i danni causati dallo sfregamento dei denti.
L’effetto del botox è temporaneo e generalmente dura dai 3 ai 6 mesi, dopo i quali è necessario ripetere il trattamento per mantenere il risultato.
La relazione tra botox e bruxismo è spesso presentata in modo semplificato, ma merita un’analisi più approfondita.
Innanzi tutto va detto che il bruxismo coinvolge la bocca ma nasce da dinamiche legate al sistema nervoso centrale, in particolare rappresenta una risposta allo stress e a particolari condizioni che coinvolgono il sistema psico emotivo. Il botulino, riducendo la contrazione della muscolatura masticatoria agisce sulle strutture periferiche coinvolte ma non sulle cause.
In effetti il suo utilizzo in alcuni pazienti può dare sollievo sintomatico soprattutto in presenza di forte ipertrofia dei muscoli masticatori.
Tuttavia, è fondamentale chiarire che la sua azione è solo sui sintomi del bruxismo. Le cause profonde del disturbo rimangono inalterate ed i sintomi ad esso legati ricompaiono non appena l’effetto della tossina botulinica finisce.
Inoltre, nonostante l’uso del botox trovi largo impiego nel blocco della muscolatura mimica facciale in medicina estetica, il suo uso nella muscolatura masticatoria non è immune da rischi.
Va detto infatti che in questo caso si tratta di muscoli coinvolti in funzioni importanti come mangiare, deglutire, respirare.
Il suo uso ripetuto può a lungo andare compromettere queste funzioni vitali.
Va anche detto che ognuna di queste funzioni avviene per un’azione combinata dei muscoli masticatori.
Il blocco di una parte di questi comporta inevitabilmente un’alterazione degli schemi funzionali e lo sforzo di altri muscoli, con la possibile comparsa di disfunzioni del distretto cranio cervico mandibolare e di conseguenza di altri sintomi.
Per questo motivo, l’utilizzo del botox per il bruxismo dovrebbe essere valutato con estrema attenzione e limitato a casi molto gravi che non hanno risposto a terapie meno invasive come le riabilitazioni gnatologiche, l’uso di bite o tutte le tecniche di rilassamento psico emotivo.
Sebbene il botox sia generalmente considerato sicuro se somministrato da professionisti esperti, non è privo di controindicazioni e possibili effetti collaterali, soprattutto quando utilizzato per il trattamento del bruxismo.
Tra i principali rischi vi è la perdita di forza masticatoria, che può rendere difficoltosa la masticazione di alcuni alimenti e modificare la funzionalità quotidiana della bocca. In alcuni pazienti si può osservare una asimmetria del volto, dovuta a un rilassamento non uniforme dei muscoli.
Un altro aspetto critico riguarda l’adattamento neuromuscolare: il corpo tende a compensare l’indebolimento dei muscoli trattati attivando altri distretti muscolari, con possibili tensioni secondarie a livello cervicale o craniale.
Il botulino è inoltre sconsigliato in presenza di patologie neuromuscolari, in gravidanza e allattamento, e in soggetti particolarmente sensibili alla tossina. Va ricordato che l’effetto è temporaneo e che l’uso ripetuto nel tempo può portare a una dipendenza terapeutica, senza una reale risoluzione del problema.
Per affrontare il bruxismo in modo efficace e duraturo, è fondamentale adottare soluzioni che agiscano sulle cause, non solo sui sintomi. In questo contesto, l’approccio della riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale rappresenta una delle opzioni più complete e sicure.
Uno degli strumenti più utilizzati è il bite gnatologico personalizzato, progettato non solo per proteggere i denti dall’usura, ma soprattutto per riequilibrare la posizione mandibolare e ridurre l’attività muscolare eccessiva. A differenza dei dispositivi standard, il bite deve essere realizzato su misura e costantemente monitorato.
Accanto al bite, un ruolo centrale è svolto dalla rieducazione neuromuscolare, che può includere esercizi specifici per la mandibola, tecniche di rilassamento muscolare e, quando necessario, il supporto della fisioterapia specializzata. Questo approccio mira a ristabilire una corretta comunicazione tra sistema nervoso e muscoli.
La gestione dello stress è un altro elemento chiave nella cura del bruxismo. Tecniche come la respirazione guidata, il training autogeno e il miglioramento della qualità del sonno possono ridurre significativamente l’attività parafunzionale notturna.
Infine, una valutazione globale del paziente, che consideri postura, cervicale, occlusione e stato emotivo, consente di costruire un percorso terapeutico realmente personalizzato e sostenibile nel tempo.
Il Botox per bruxismo può offrire un sollievo temporaneo in casi selezionati, ma non rappresenta una cura definitiva e può comportare rischi se utilizzato senza un’attenta valutazione clinica.
Affrontare il bruxismo in modo efficace significa comprendere che si tratta di un disturbo complesso, che coinvolge il sistema neuro muscolare nella sua interezza. Per questo motivo, le soluzioni più sicure e durature sono quelle che puntano al riequilibrio funzionale, come la riabilitazione odontoiatrica neuro mio fasciale, basata su diagnosi approfondita, personalizzazione del trattamento e approccio multidisciplinare.
Se soffri di dolore mandibolare, tensioni muscolari o sospetti di bruxismo, il primo passo è sempre una valutazione specialistica, per individuare la terapia più adatta alle tue esigenze, nel rispetto della salute e dell’equilibrio del tuo organismo.
La Dott.ssa Paola Miglietta e l’equipe dello studio Miglietta sono pronti ad aiutarti e seguirti nel percorso di cura.